"Stazione dell'Arte", museo d'arte contemporanea: Maria Lai
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titolo: Stazione dell'Arte

 


Maria Lai

 

Laurea ad honorem

 
19 aprile 2004

Maria Lai dottore in lettere
Laurea ad honorem all'artista
 

Maria Lai, ottantacinquenne artista bambina, narratrice di fiabe e di leggende, è stata insignita lo scorso venerdì 16 aprile della laurea ad honorem in Lettere all'Università degli Studi di Cagliari.

La seriosità dell'occasione, con commissione paludata e discorsi di rito (la professoressa Marisa Frongia ne ha ripercorso l'iter artistico mentre la professoressa Giovanna Cerina ha presentato "la donna") ha suscitato proprio in lei, Maria Lai, protagonista della cerimonia, un sentimento di estraneità, esternato ai presenti con candore.

"Il ritratto che avete tracciato di me - bellissimo - è inverosimile, come è inverosimile quello che sta accadendo oggi... spero che mi rimanga abbastanza tempo per costruire quello che avete detto di me". Con queste parole la laureanda ha preso la parola e, con la dolcezza di modi che la caratterizza, ha confessato di essere una persona dai molti dubbi e nessuna certezza.

Ha poi toccato alcuni punti nevralgici della sua "tesi", un libricino distribuito ai presenti il cui titolo recita Sguardo, opera, pensiero. L'arte visiva strumento di pensiero.
La speranza, quasi una preghiera, è che l'arte, in grado di "aprire e dilatare la coscienza", trovi uno spazio maggiore e sostanziale nella vita quotidiana e che permei dalla più tenera età la formazione dei bambini, come pure quella degli adolescenti e degli adulti rimasti bambini.

"Una prima riflessione - scrive Maria Lai - riguarda l'isolamento e la diffidenza di cui è oggetto l'arte visiva nella società contemporanea nonostante il moltiplicarsi di mostre e musei... l'insegnamento delle Belle Arti si limita alle tecniche: pittura, scultura, grafica... Non comprende l'esercizio creativo della lettura delle opere, che restano mute nelle mostre, nei musei, negli spazi all'aperto".

Da qui la richiesta, esposta indefessamente di fronte ad ogni interlocutore istituzionale, che in ogni asilo, scuola e università si riservi una stanza, piccola, quasi un tabernacolo, all'esposizione di un'opera d'arte da osservare spesso, senza distrazioni, in silenzio, magari con l'aiuto di qualcuno che ci aiuti a leggerla.

Detto fatto, al rettore l'idea del tabernacolo è piaciuta e gli auguri si sono arricchiti di un "sarà fatto!".

     

     

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